Characteristics of Fathers with Depressive Symptoms

Caratteristiche dei padri con sintomi depressivi

I disturbi della madre e le conseguenze sulla vita mentale del bambino sono ben documentati, ma si parla ancora poco dell’influenza sui più piccoli di un padre con sintomi depressivi. Uno studio Usa si focalizza sui fattori di predisposizione e tra questi spicca la perdita del lavoro.

Abstract (tradotto dall’inglese):
Ricerche approfondite mostrano come la depressione materna sia associata a esiti di bambini più poveri e le caratteristiche di queste madri sono state descritte. Recenti ricerche descrivono le associazioni tra sintomi depressivi paterni ed esiti comportamentali ed emozionali nei bambini ma le caratteristiche di questi padri non sono state studiate. Questo studio descrive le caratteristiche dei padri con sintomi depressivi negli Stati Uniti. Utilizzando i dati di 7.247 padri e madri che vivono in famiglie con bambini di età compresa tra i 5 e i 17 anni che hanno partecipato al Medical Expenditure Panel Survey 2004-2006, è stato usato il Patient Health Questionnaire-2 per valutare i sintomi depressivi dei genitori, lo Short Form-12 è stato utilizzato per esaminare la salute fisica paterna e materna, la Columbia Impairment Scale è stata usata per misurare i problemi comportamentali o emotivi dei bambini e lo Special Health Care Needs Screener è stato utilizzato per identificare i bambini con bisogni speciali di assistenza sanitaria. Nell’analisi multivariata, la povertà (AOR 1.52; 95% CI 1.05–2.22), i sintomi depressivi materni (AOR 5.77; 95% CI 4.18–7.95), il vivere con un bambino con bisogni speciali di assistenza sanitaria (AOR 1.42, 95% CI 1.04–1.94), una cattiva salute fisica paterna (AOR 3.31; 95% CI 2.50–4.38) e la disoccupazione paterna (AOR 6.49; 95% CI 4.12–10.22) erano indipendentemente associati all’aumento del tasso dei sintomi depressivi paterni. Questi sono i primi dati che dimostrano che la povertà, i problemi di salute fisica paterna, avere un bambino con bisogni speciali di assistenza sanitaria, i sintomi depressivi materni e la disoccupazione paterna sono indipendentemente associati ai sintomi depressivi paterni, con la disoccupazione del padre associata ai tassi più elevati di tali problemi.

L’abstract e l’articolo originale (in inglese) si trovano su Maternal and Child Health Journal.

Out of Touch with Reality? Social Perception in First-Episode Schizophrenia

Non in contatto con la realtà? La percezione sociale nel primo episodio di schizofrenia

Un nuovo lavoro dell’università di Chieti e di Parma in cui è coinvolto Vittorio Gallese (i cui studi con Rizzolatti hanno portato alla scoperta dei neuroni specchio) rivela le alterazioni del funzionamento cerebrale in chi soffre di schizofrenia, mettendo in evidenza le basi neurali di uno dei tratti chiave: l’incapacità di stabilire un confine preciso fra il sé e l’altro.

Abstract (tradotto dall’inglese):
La disfunzione sociale è stata riconosciuta come una caratteristica elementare della schizofrenia, ma rimane una questione cruciale se i deficit sociali nella schizofrenia riguardino il dominio intersoggettivo o se abbiano principalmente le loro radici nei disturbi dell’esperienza di sé. La percezione sociale comprende i processi vicari che radicano una interrelazione esperenziale con gli altri così come l’autoregolazione dei processi che consentono di mantenere un senso coerente di sé. Il presente studio ha investigato se la base funzionale neurale alla base di questi processi risulti alterata nel primo episodio di schizofrenia (FES). Ventiquattro pazienti FES e 22 partecipanti di controllo sani sono stati sottoposti a risonanza magnetica funzionale durante un compito di percezione sociale che richiede loro di guardare video raffiguranti stimolazioni tattili inanimate e animate/sociali di altri individui e una condizione di localizzazione tattile. L’attivazione nella corteccia premotoria ventrale per le stimolazioni tattili osservate del corpo era ridotta nel gruppo FES e correlata negativamente con i disturbi dell’esperienza di sé. Inoltre, i pazienti FES hanno mostrato un’aberrante attivazione differenziale nell’insula posteriore nelle esperienze tattili in prima persona e nelle stimolazioni affettive tattili osservate. Questi risultati suggeriscono che la percezione sociale nel FES a livello pre-riflessivo è caratterizzata da disturbi dell’esperienza di sé, che includono rappresentazioni multisensoriali compromesse e la distinzione sé-altro. Tuttavia, i risultati mostrano anche che la percezione sociale nel FES comporta alterazioni di attivazione neurale più complesse a livelli multipli di elaborazione.

L’abstract e l’articolo originale (in inglese) si trovano su Oxford Journals.

Decifrato il suono di parole nel cervello

A ogni parola udita corrispondono “onde neurali”.

Registrando le onde neurali potremo origliare le parole che una persona pensa. Sono state, infatti, decodificate le onde cerebrali collegate a certe parole. Lo studio, condotto dalla University of California e pubblicato su PLoS Biology, in pratica associa i suoni di un discorso vero alle onde cerebrali ingenerate nel cervello di chi ascolta.

Ipoteticamente un computer che legga le onde cerebrali di un paziente che non può parlare potrebbe tradurre in suoni ciò che vuole dire.

fonte: http://www.ansa.it

Spunti di Riflessione (dall’AIEMS)

Dal sito dell’AIEMS.

“Proponiamo due brevi scritti di Umberta Telfener e Maurizio Ceccarelli dedicati al dibattito su neorealismo e pensiero debole che ha animato le pagine del quotidiano La Repubblica nell’agosto 2011, e che ha visto tra i molti protagonisti anche Maurizio Ferraris e Gianni Vattimo. Chi volesse intervenire con un proprio commento (non più di 600 parole) è pregato di spedirlo in formato word a: info@aiems.eu
Tale commento verrà inserito nel Pdf che qui proponiamo.”

Scarica il PDF
fonte: http://www.aiems.eu

La depressione prolungata provoca infiammazioni nel corpo

Un importante dibattito in corso nel settore della psichiatria riguarda il rapporto fra infiammazione e depressione: cioè se l’infiammazione nel corpo sia una conseguenza della depressione o viceversa. Un nuovo studio pubblicato su Biological Psychiatry ha tentato di risolvere il problema.
L’infiammazione nel corpo è comune a molte malattie, tra cui l’ipertensione, la malattia coronarica e il diabete. La depressione è stata anche legata ad un marcatore dell’infiammazione nel sangue chiamata proteina C-reattiva (CRP).
Il dottor William Copeland alla Duke University Medical Center e colleghi hanno testato la direzione di associazione tra la depressione e la CRP in un ampio campione di volontari, adolescenti e giovani adulti. Seguendo i pazienti da piccoli fino all’età adulta, sono stati in grado di valutare i cambiamenti nel tempo sia nei livelli di CRP che in eventuali sintomi depressivi.
Essi hanno scoperto che livelli elevati di CRP non precedevano la depressione, ma un numero congruo di episodi depressivi è associato ad aumento dei livelli di CRP.
“I nostri risultati supportano un percorso che va dalla depressione infantile ad un aumento dei livelli di CRP, anche dopo aver considerato altri comportamenti relativi alla salute, che sono noti per avere un’influenza sull’infiammazione. Non abbiamo trovato invece prove per il percorso dalla CRP a un aumentato rischio di depressione”, ha detto Copeland.
Questi risultati suggeriscono che è più probabile che la depressione contribuisca all’infiammazione del corpo invece di sorgere come conseguenza dell’infiammazione nel corpo. I più alti livelli di CRP sono stati trovati in coloro che avevano sopportato l’usura di episodi depressivi multipli. Ciò suggerisce la possibilità che a lungo termine lo stress emotivo, a partire dall’infanzia, possa gettare le basi per processi infiammatori che portano, nella mezza età, a malattie cardiovascolari e diabete.
“La depressione è un disturbo ricorrente per molte persone. Così la constatazione che ripetuti episodi di depressione contribuiscono all’infiammazione nel corpo mette in evidenza un ruolo potenzialmente importante per la depressione non trattata come contributo ad una serie di gravi problemi medici”, ha commentato il Dr. John Krystal, editore di Biological Psychiatry.

fonte: gaianews.it

Testo e contesto. Narrativa, postmoderno e cibernetica. Di Paolo Bertrando

Dal sito dell’Associazione Culturale Episteme un bell’articolo di Paolo Bertrando su “metafora sistemica” e “metafora narrativa”.

“L’introduzione di un vasto e complesso corpus di idee narrative all’interno
della terapia sistemica ha avuto conseguenze molteplici sulla teoria
e sulla prassi. Alcune sono state estremamente salutari, per esempio il
maggior rispetto per le idee, i valori, le storie portate dai clienti, per tutto
quello che i clienti hanno da dire, al di là delle teorie e delle ipotesi del
terapeuta. Altre sono risultate più problematiche; per esempio, la connessione
inevitabile fra narrativa e postmoderno (termini che non necessariamente
sono sinonimi), e la tendenza a una completa e definitiva
sostituzione della cibernetica e della teoria sistemica con la prospettiva
narrativa basata sul costruzionismo sociale. Nonostante qualcuno (White,
1997) rivendichi un’assoluta alterità di “metafora sistemica” e “metafora
narrativa”, è possibile, a mio avviso, arrivare a una qualche integrazione
fra di esse, superando un dualismo che non solo non è necessario, ma può
rivelarsi addirittura dannoso, offuscando parte dei più preziosi contributi
di entrambi.”

Qui l’articolo allegato in formato pdf
fonte: http://www.associazioneculturaleepisteme.com

Manifesto

Interferenze… Sistemica e dintorni.
Questo blog intende proporre una riflessione sullo stato dell’arte e sui possibili sviluppi della metafora sistemica, del pensiero che, partendo dalle geniali intuizioni dell’antropologo Gregory Bateson (1972), ha stimolato in USA negli anni cinquanta del Novecento lo sviluppo della scuola di Palo Alto al Mental Research Institute e in Italia la nascita della psicoterapia sistemica di Luigi Boscolo e Gianfranco Cecchin, attraverso la storica esperienza maturata al Centro Milanese di Terapia della Famiglia, fondato nel 1981 a Milano.
Il carattere innovativo del pensiero e della metafora sistemica e del modello di psicoterapia che ne è scaturito ha spesso tratto forza dall’uso di altre metafore e in primis dalla metafora cibernetica da cui origina.
Tenterò qui di aggiungerne una, appoggiandomi al concetto di interferenza che personalmente trovo molto interessante.
Secondo Telfener (2002) la sistemica è interessata alle regole di composizione. Si occupa soprattutto dell’interazione tra le parti. Concordando con questa lettura si può condividere la sua proposta di considerare la sistemica come una posizione, un modo per osservare, un atteggiamento conoscitivo. Operare una distinzione appare quindi scientifico; osservare la complementarietà è sistemico. In quest’ottica i concetti si sovrappongono attraverso la mutua definizione di sé e dell’altro. Non necessariamente, soprattutto in qualità di terapeuti, dovremmo però scegliere l’uno o l’altro approccio: dovremmo piuttosto utilizzare contemporaneamente le due logiche per ottenere una maggiore profondità di campo, una sorta di “enhanced vision“.
Trovo che quest’atteggiamento si avvicini a cogliere, da un punto di vista psicologico, qualcosa di molto simile al fenomeno fisico e percettivo dell’interferenza, che ognuno di noi è solito sperimentare in modo piuttosto inconsapevole nella quotidianità.
L’elenco di fenomeni che i fisici spiegano ricorrendo al concetto di interferenza può essere molto lungo:

  • quando due onde del mare generate da altri natanti arrivano in fase alla nostra imbarcazione, sperimentiamo che l’ampiezza dell’onda che ci investe aumenta;
  • quando ascoltiamo un concerto possiamo notare che, spostandoci da un posto all’altro, il suono percepito può subire variazioni apprezzabili di intensità;
  • osservando una pozzanghera “inquinata” da una sottile pellicola di lubrificante possiamo osservare che, accanto a zone di splendida iridescenza (spiegate dal concetto di dispersione), vi sono zone molto scure nelle quali non vi è quasi alcuna luce riflessa.

La spiegazione di questi fenomeni è legata al principio di sovrapposizione (www.sapere.it): in ogni punto dello spazio in cui due onde della stessa natura incidono simultaneamente, l’oscillazione complessiva è data dalla somma algebrica delle oscillazioni delle due onde incidenti prese separatamente.
La figura qui sotto (Figura 1) rappresenta la superficie di un ondoscopio.
interferenza

Figura 1. La superficie di un ondoscopio.

È una vaschetta che permette di visualizzare le onde prodotte da un getto d’aria sulla superficie dell’acqua. In esso due punte (sorgenti) vibrano con la stessa ampiezza, frequenza e fase. Le due onde si sovrappongono generando una figura di interferenza. La figura di interferenza è caratterizzata da alcune linee grigie, dette linee nodali, dove l’acqua sembra immobile. Le linee nodali sono i punti in cui le due onde si incontrano in opposizione di fase e interferiscono in modo distruttivo, cioè si annullano l’una con l’altra. Esistono anche linee antinodali, poste tra le linee nodali, in cui l’interferenza è costruttiva: cioè le due onde si incontrano in fase e sommano i loro effetti. Nelle linee antinodali l’ampiezza della vibrazione è doppia.
D’altronde, nell’ambito della fisica atomica, in accordo con il principio di indeterminazione di Heisenberg (1953), gli esperimenti della meccanica quantistica (Von Neumann, 1955) evidenziano come ogni singolo elettrone sia contemporaneamente:

  • una funzione d’onda che produce interferenza con sé stesso (un po’ come nel caso dell’acqua);
  • una particella, presente in un punto definito dello spazio.

Ciò che definisce l’elettrone o, meglio, lo rivela in uno dei due stati potenziali siamo noi, ossia la percezione di un soggetto conoscente che lo rende reale (la misurazione).
Se provassimo a sostituire in queste ultime frasi elettrone con persona, misurazione con pregiudizio/diagnosi, funzione d’onda con sistema, particella con individuo, punto dello spazio con personalità otterremmo qualcosa del genere: ogni singola persona è sia un sistema che produce interferenza con sé stesso che un individuo con una personalità definita. Ciò che lo definisce o, meglio, lo rivela in uno dei due stati potenziali siamo noi, ossia la percezione di un soggetto conoscente che lo rende reale (il pregiudizio/diagnosi).
Un concetto del genere non è forse familiare per un sistemico?
Potremmo allora dire, un po’ provocatoriamente, che la sistemica è interessata all’aleatorietà, all’interferenza, alle vere regole di determinazione della realtà psichica, sempre più confermate dagli studi della meccanica quantistica?
Qual è l’orizzonte ultimo a cui queste regole alludono?
E, se questo orizzonte può essere descritto, cosa comporta per la psicoterapia attuale?
Mi piacerebbe tentare di delineare qualche risposta a queste domande attraverso questo blog, grazie anche al feedback e allo stimolo dei commenti dei colleghi e dei lettori che abbiano voglia di tracciare connessioni e che mi auguro siano numerosi.
Con l’intento quindi di muovermi nell’area dell’interferenza e di contribuire ad alimentare una visione enfatizzata, citerò e includerò nel blog anche vari contributi esterni attinenti, in qualche modo, al tema qui delineato.
Interferenze… Sistemica e dintorni. Buona lettura e… scrittura.

Bibliografia
Bateson G. (1972). Steps to an Ecology of Mind. San Francisco, Chandler Publishing Company (trad. it. Verso un’ecologia della mente. Milano, Adelphi, 1978).
Heisenberg W. (1953). I principi fisici della teoria dei quanti. Torino. Opera tratta dalle lezioni tenute da Heisenberg all’Università di Chicago nel 1929.
Telfener U., Casadio L. (2002). Sistemica. Percorsi nella complessità. Bollati Boringhieri, Torino.
Von Neumann J. (1955). Mathematical foundations of Quantum Mechanics. Princeton University Press.

Fonti internet
http://www.sapere.it http://www.sapere.it/sapere/strumenti/studiafacile/fisica/Le-onde/I-fenomeni-ondulatori/Comportamento-delle-onde.html